martedì, 10 febbraio 2009
Ricomincio?

Mha, chissa'.
C'e' un tizio, http://www.dannychoo.com che si paga l'affitto a Tokyo solo con gli accessi al suo blog.
Certo, lui e' un pro blogger, e soprattutto ha il costume da trooper di star wars.

Magari pero' ne vendono uno di scarsa fattura al Don Quihote.

Com'e' difficile riscrive in lettere romane le storpiature delle parole in katakana.
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martedì, 20 dicembre 2005
Rotenburo

Temperatura dell'aria: -4°
Temperatura dell'acqua: 50°
Livello della neve: 30cm

Domenica scorsa, io e la host family (ovvero la famiglia giapponese che si e' presa l'impegno di farmi conoscere la cultura giapponese nei suoi aspetti familiari, a partire dalla cucina) siamo andati come da programma alle terme (onsen).

Shima onsen e' una localita' non molto conosciuta, distante un paio d'ore di macchina da Maebashi.
I componenti della comitiva oltre a me sono:
la madre, tipica casalinga giapponese con l'hobby della lirica (nel senso che canta in un coro, anche mediamente famoso)
il padre, personaggio meta-caricaturale che si destreggia oltre che in incomprensibili frasi in inglese, in esibizioni canore aventi come soggetto preferito le canzoni della Gigliola Cinguetti, che imparo' al tempo delle medie con risultati del tutto discutibili.
Il nonno, che dopo la cena e' stramazzato al suolo con le braccia piegate attaccate al corpo tipo ape morta.
La nonna, la schiena ricurva come il tronco di un bonsai, il volto solcato da un mosaico di rughe, gli occhi chiari e molli di chi ha visto molto, e molto vuole dimenticare (e beccatevi 'sto pezzo di letteratura)
Lo zio, tipico salaryman che parla nel sonno uscendosene all'improvviso con frasi del tipo "dare darou, ano bakayaro??" ("ma chi e' quell'imbecille??)
La zia, che non ha fatto nulla di particolare che valga la pena ricordare.
L'altra zia, idem.
La figlia, tipica giapponese alla soglia dei trent'anni con sindrome da scapola.
La cugina, anche detta "voglia di vivere saltami addosso", studente universitaria a Tokyo.
In tutto dieci persone, due macchine e tre camere d'albergo in stile giapponese.
Cena e colazione in stile giapponese (ma di quello duro, del tipo colazione pesce arrosto, uovo semisodo cotto nell'acqua termale, e altre cose che ho preferito dimenticare, vedi foto), da menzionare il sake col pesce bollito dentro, una raffinatezza anche per i giapponesi.  Di tutte le cose il pesce crudo non era nemmeno la peggio.
Durante la notte inizia a nevicare. Cerco di esportare la briscola in Giappone, indosso lo yukata (kimono leggero da interno) e faccio tre volte il bagno nel rotenburo (vasca termale all'aperto). Molto suggestivo.
Al ritorno pranzo a casa dei nonni a base di sushi (ridaje) e udon (spaghettoni in brodo).
Appuntamento a questo sabato per il natale in famiglia, 20 persone circa previste.

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mercoledì, 23 novembre 2005
Sashimi


Venerdì scorso il solito prof. Kuroda ci invita nuovamente a cena, stavolta nel rinomato ristorante giapponese vicino all'università che la volta scorsa era chiuso.
Mentre nell'aula di arte aspettiamo l'arrivo del Dan, il Kuroda si rende conto che il rapporto uomini donne si attestava sull'8 a 1, e decide così di chiamare qualche altra studentessa per rallegrare la serata. Tira fuori da una custodia per occhiali il suo cellulare decisamente antiquato per gli standard giapponesi e compone il numero di una sua vecchia studentessa. Non appena questa risponde il Kuroda si lancia un una delle sue incomprensibili performance del tipo "Pronto prontino ero pronto sei pronta?" (traduzione a braccio).
Silenzio.
Il Kuroda non si arrende e continua a fare il simpatico con la sua inconfondibile voce chioccia.
Cade la linea.
Il Kuroda rimane un attimo interdetto, e si consulta con Michi, lo studente piu' anziano del corso di arte.
Squilla il telefono.
Kuroda: "Pronto?"
Voce maschile: "Chi cazzo sei?"
Il Kuroda si rabbuia. Ammutolisce. Riattacca.
Terrorizzato ci riferisce la conversazione.
Controlla il numero, era lo stesso che aveva chiamato prima.
Gli viene il sospetto, si riconsulta con Michi, e constata di aver sbagliato a memorizzare il numero.
Squilla nuovamente il telefono. Il Kuroda lo passa a Michi, che con disinvoltura risponde e chiarisce l'equivoco.
Il Kuroda riacquisterà la parola solo all'arrivo del Dan.
Ci dirigiamo così al ristorante. 
Ottimo e presumibilmente costoso, in stile tradizionale, lo Tsuki Kyogen (o qualcosa di simile che ha a che fare con la luna) ci accoglie con l'inconfondibile puzzo di piedi che caratterizza l'ingresso ai locali tradizionali (dove ci si deve togliere le scarpe per entrare) nei quali entrano degli occidentali (in questo caso io e il Nikki).
Cena a base di sashimi, bistecca di tonno e il così detto " polpo infernale" (per via dell'alta percentuale di peperoncino), nonchè un'ottimo nouveau del quale il giappone è il primo importatore al mondo.
Parti salienti della serata: il ripasso di varie teorie buddiste (suggerito anche dall'arrivo del polpo infernale) e un aneddoto sui conigli e la luna del Kuroda, il Dan paonazzo per via del vino novello, e una studentessa del Kuroda che per via del lavoro arriva tardi, e salta la cena perchè avevamo gia' finito.
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lunedì, 21 novembre 2005

Aramaki-sai

woo
Circa due settimane fa si è svolta presso l'Aramaki Campus (cioe' la parte dell'universita' che ospita i dipartimenti dell'educazione, scienze sociali etc) la festa degli studenti.
Di cadenza annuale, la festa e' vissuta con grande trepidazione dagli studenti giapponesi, che sono soliti riunirsi in "circoli" ad ognuno dei quali viene assegnato uno stand dal quale possono vendere quello che vogliono, principalmente cibi e beni di consumo immediato. I circoli sono variegati, e rispecchiano la vita sociale giapponese. Ci sono i circoli dei club sportivi (calcio, baseball, nuoto) delle arti marziali (kendo, kyudo, shorinji kenpo) delle belle arti (pittura, tessitura, scazzabubboli) e di quelli che non hanno una collocazione ben precisa ma si uniscono in circoli solo in occasione della festa come il circolo del wafer, il circolo della roba di seconda mano, e il circolo del grasso di maiale (con relativa maglietta "I love la sugna" in giapponese).
E' cosi' possibile assaggiare per pochi yen specialita' tipiche giapponesi, come la fonduta di formaggio e la bistecca a dadi. In genere i cibi vengono spacciati per fatti a mano anche se somigliano stranamente ai cibi pronti del supermercato.

Dato che i visitatori sono quelli che sono ogni circolo cerca di attirare i clienti tramite l'uso di P.R. agghindati in vari modi, come l'individuo di cui sopra, emulo del noto Ramon H.G., bandiera dell'orgoglio gay giapponese, non e' ben chiaro se per finta o per davvero.

Gli studenti stranieri vengono automaticamente iscritti nel circolo "Beyond" che i giapponesi pronunciano "biondo" da cui il nostro dubbio (mio di Nikki) sulla necessita' di tingerci i capelli. Tassa d'iscrizione 1000yen a testa, scopo del circolo favorire gli incontri tra studenti stranieri e giapponesi. Fondatore del circolo e' tale "Camion" momentaneamente fuori sede (korea). A farne le veci il prode Yuuichi dalla cui foto si puo' evincere come mi ha fatto recentemente notare il Nikki che ha fattezze vagamente naniche.
arasai1In occasione della festa il circolo "Biondo" puo' vantare l'offerta di esotici cibi stranieri: il chijimi, una frittatina koreana annacquata e ripiena di polpo, verdure e salsa piccante. Sold out in entrambi i giorni.
I suigyoza, ovvero ravioli cinesi bolliti, spacciati per fatti a mano erano invece comprati al supermercato e hanno costituito buona parte di nostri pranzi nei due giorni dell'evento. Infine una terrificante zuppa dolce taiwanese, a base di gnocchi di patate dolci, fagioli rossi, qualcosa di verde che non sono riuscito ad indentificare ed acqua. Ha fatto schifo pure ai giapponesi per dire, ma alla fine svendendolo a 100yen il bicchiere (dai 250 di partenza) secondo la legge per cui "la qualita' conta ma se costa poco lo compro anche se fa schifo" (un po' come succede da Stefan) siamo riusciti a finirlo.

Oltre alle bancarelle c'erano due giorni di concerti, prima uno serio, in palestra ma tutti senza scarpe per non rigare il parquet, il giorno dopo quello dei poveri, all'aperto, su di un furgone convertito in palco, con gruppi dal dubbio valore artistico ma dal grande impatto visivo.

Al termine delle due giornate il prode Yuuichi ci informa sull'ottimo esito delle nostre fatiche, ed andiamo quindi tutti all'izakaya (pub in stile giapponese) "Red Monster", un posto dall'arredamento scuro, dove seduti in terra consumiamo qualcosa come 5 cocktail a testa (poiche' fino alle 22:30 il bere era gratis) senza tuttavia ubriacarsi minimamente data la quantita' millesimale di alcool contenuta nei long drinks nipponici. E' piu' facile ubriacarsi col tiramisu', tanto per dire.
I piatti d'accompagnamento fanno comunque il loro lavoro, c'e' pure la "piza"  assolutamente senza pretese, e cosi' felicemente  Sei Scem (la cinese che aveva organizzato la serata) ci comunica che ci siamo bevuti tutto il ricavato della festa, nonche' i 1000yen di caparra iniziali.

arasai2Il giorno dopo Nikki assente causa infortunio durante la cerimonia del te'.





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venerdì, 11 novembre 2005
aki4Akihabara.
Con un paio di settimane di ritardo vi riporto il resoconto della visita ad Akihabara, cuore pulsante e fluorescente del mercato tecnologico giapponese. In un'area di circa tre isolati sono concentrati qualche centinaio di negozi nei quali è possibile trovare ogni articolo possibile, dalle ultime novità ai vecchi pezzi da museo. Da diversi anni Akihabara è diventata la patria degli otaku giapponesi,  che in questa varietà regionale vengono definiti "akibake" ovvero "tribù di akihabara". Gli otaku sono costoro che fanno dei propri hobbie un motivo di vita. Si riconoscono in genere dalla scarsa cura del corpo (diamentralmente opposta ai nampa di Shibuya di cui parleremo piu' avanti).

Ad Akihabara c'è un palazzo di 8 piani, ognuno dei quali grande quasi quanto i Gigli, pieno di gente e di roba tecnologica, tipo le memorie usb a forma di sushi e i cellulari spaziali che funzionano solo in giappone. Si chiama Yorobashi (o Yodobashi, non ricordo).

Ad Akihabara in una palazzina di 3 metri di larghezza ci stanno almeno 8 negozi nei relativi 7 piani. L'ottavo negozio e' distribuito lungo le scale. Le scale dei palazzi di Akihabara sono larghe mezzo metro, e quando incontri l'otaku ciccione e sudato che scende devi tornare al piano inferiore o essere travolto.

Ad Akihabara qualunque reparto tu stia visitando, basta la minima distrazione per ritrovarsi nel reparto pornografico. I vari negozi sono attaccati l'uno all'altro, talvolta inglobati l'uno nell'altro, e il porno costella con disinvoltura la geografia del quartiere di Tokyo. Volendo fare una proporzione sembra che il 30% dei negozi di Akihabara trattino porno. In genere gli acquirenti di materiale pornografico sono all'apparenza i più distinti e rispettabili, come ha verificato anche il Nikki che è stato co-protagonista di uno scambio di cortesie sulle scale di uno dei negozi del tipo "Ah mi scusi, prego passi prima lei" "Ma no, si figuri ero io nel mezzo" "Con permesso, buona giornata" "Grazie mille" il tutto  in un area di 2 metri quadrati chiusa tra scaffali di dvd di genere bondage, uno schermo che proiettava le disavventure erotiche di una professoressa, e il commesso alla cassa che leggeva l'ultimo numero di "European Soccer" o qualcosa del genere.

Ad Akihabara i giovani che distribuiscono i fazzolettini con allegate le pubblicità che caratterizzano ogni angolo delle metropoli giapponesi, sono vestiti con costumi che catturano l'attenzione dell'otaku. E' così un carosello di cameriere, scolarette, gothic lolita, equipaggi provenienti delle varie navi spaziali giapponesi che solcano il cosmo, poveracci rinchiusi in soffocanti pupazzi che cercano con il massimo impegno di finire la loro dose giornaliera di fazzolettini. (vedi foto)

Ad Akihabara ci sono tanti occidentali. Saltano all'occhio e spesso sono più brutti delle controparti giapponesi.

Ad Akihabara ci sono cartelli pubblicitari grandi quanto i palazzi su cui sono affissi, ma che nessuno legge perche' i palazzi sono troppo vicini.

Ad Akihabara è vietato fumare. Non nei negozi. Sul marciapiede. Per la strada. C'è un solo punto dove decine di tabagisti si radunano, pigiati fra una cinquantina di macchinette distributrici di sigarette e bibite e qualche poltrona, a fumare con rabbia la loro sigaretta.

Ad Akihabara ci sono dei locali rinomati dove le cameriere sono vestite da "maid" (vedi foto) e che invece che signor cliente ti chiamano signor padrone. Ovviamente non li abbiamo trovati.

Ed ecco le foto.

Qui sotto uno dei palazzi di Akihabara con i suoi 5 o 6 piani di roba. Senza dubbio l'ultimo piano dev'essere dedicato al porno. In primo piano un'occidentale che cerca di vendere abusivamente maglie delle squadre di calcio europee.

Piu' sotto il Nikki con "maid" distributrici di fazzoletti sullo sfondo.

Poi un concerto in piazza di non so chi, e tre disperate che cercavano di vendere il loro cd.
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giovedì, 03 novembre 2005
100_1506A Nikko col Nikki (e gli altri)


Con un po' di ritardo causa pigrizia ecco a voi il resoconto della gita a Nikko.
Il viaggio non inizia nel migliore dei modi, con 3 ore di ritardo da parte del nostro autista (Yuuichi) ci dirigiamo con condizioni metereologiche incerte verso una delle mete turistiche più visitate del Giappone.
Dopo aver sbagliato direzione due volte, in un crescendo di sfiducia verso il nostro accompagnatore giungiamo dopo 3 ore e mezzo di strada prefetturale alla cittadina di Nikko. Le file di pullman parcheggiati ci ispirano il sospetto che, nonostante sia venerdì, la folla sarebbe stata degna della fama di Nikko.  Tutto sommato non è stato così.
Facciamo il biglietto omnicomprensivo di 1000yen e iniziamo a visitare i templi, tra i più sontuosi e decorati del giappone.

Sostanzialmente perdiamo il conto di quanti ne abbiamo visitati, tra pagode, templi, corridoi etc. togliendosi ogni volta le scarpe prima di entrare. Purtroppo, a causa del freddo che quest'anno ha tardato ad arrivare, non abbiamo potuto ammirare il koyou, ovvero "le foglie rosse degli alberi in autunno che ispirano senso di tristezza per la caducità della vita umana ma anche meraviglia per il continuo rinnovarsi dei cicli naturali, ah!", e per la verità non abbiamo neppure visto le rinomate cascate Kingon o le terme, o il lago... per via del fatto che alle 5 era gia' buio e a quel punto siamo tornati a casa.
Una carrellata delle bellezze di Nikko: la grande porta di ingresso al santuario (non so quale) costruita dagli antenati del professor Kuroda, la stanza del drago, al centro della quale si ha una particolare eco che ha sicuramente qualcosa a che fare con l'affresco sul soffitto, i tre budda dorati in un altro tempio, la porta del Toshogu così sontuosa che i costruttori per paura che destasse l'invidia degli dèi capovolsero una delle colonno per renderla imperfetta, il mausoleo di Tokugawa Hideyoshi primo shogun della famiglia Tokugawa, i "castera" rinomati dolcetti probabilmente ripieni di fagioli che non abbiamo assaggiato, gli alberi degli sposi, il bambu' intrecciato della fortuna, il  Seven-Eleven dove abbiamo  mangiato  qualcosa prima di tornare a casa. 
Con questo per quanto riguarda la cultura sono a posto per 3 o 4 mesi minimo.
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domenica, 30 ottobre 2005
Ragazzo! Barba!

L'altro giorno tornando dall'università vedo che domenica (oggi) avrebbe aperto un nuovo barbiere. Dovete sapere che in giappone i prezzi sono molto alti e a tokyo la cifra media per un taglio da uomo e' 6-7.000 yen, ma di solito si arriva a 10.000 (70 euro).
Avendo frainteso l'ingannevole pubblicità all'ingresso vado oggi pensando di avere uno sconto promozionale, invece scopro che il prezzo è sempre lo stesso.
Già sulla soglia tutto il personale mi dà il corale benvenuto: "irasshaimaseee". Mi danno la poltrona numero 2 e il servizio comincia.
Incredibilmente riesco a comprendere un buon 80% di quello che mi chiedono, forse per via dell'inequivocabilità del contesto. Il dialogo iniziale è stato più o meno questo:

Barbiere: "Come li vuoi"
Io: "Mha non so faccia lei"
Barbiere: "Va bene così?"
Io: "Sì vai"

Dopo la prima spuntata di capelli il mio barbiere (che ricordava vagamente Antonio Branca di via Arnolfo, anche nella pettinatura) non può fare a meno di seguire lo stereotipo del barbiere, ed inizia a chiacchierare. Da dove vieni, che fai di lavoro, ah studi, sei intelligente, io prima avevo un negozio a Takasaki, prima ancora a Tohoku, sì sono di Tohoku, là c'è ancora mia madre, ah, la mamma...

In una quindicina di minuti finisce il lavoro, e mi chiede se, senza variazioni di prezzo, voglio farmi anche la barba. E perchè no?
A questo punto si danno il cambio, arrivano un paio di  ragazzi giovani, che con perizia e perfetta sincronia mi schiumano completamente la faccia, mi tamponano più volte con asciugamani caldi, studiano la situazione, e poi uno dei due inizia a radere.
Fortunatamente nel corso dei secoli la razza umana (e anche quella giapponese) ha sviluppato un potente ed efficace canale di comunicazione che è il linguaggio dei gesti. Quando mi indica le sopracciglia sono quindi stato capace di esprimere il mio sentimento sulla non necessiarietà dell'operazione.  

Nonostante abbia scampato il pericolo sopracciglia, non posso prevedere la rapida passata di rasoio sulla fronte, nè la rasatura del lobo dell'orecchio e il ritocco ai peli del naso.

Ultima passata di lozione, dopobarba e asciugamani caldi, dopodichè pettinatura e spolverata.

Il tutto per 1567yen = 11euro scarsi.

Praticamente il Marzio giapponese.
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venerdì, 28 ottobre 2005
Nikko (il ritorno)

Ce l'abbiamo fatta. Ora c'è la nihongo hiroba, se ce la faccio posto dopo.
postato da: nippofilia alle ore 11:35 | Permalink | commenti
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venerdì, 28 ottobre 2005
Viaggio a Nikko (il prima)

Oggi, dopo tre settimane di rinvii andiamo finalmente a Nikko, rinomata località turistica a un centinaio di km da Maebashi.
La partenza era fissata per le 7 di stamattina, ma, forse per farci sentire a casa nostra il prode Yuuichi (prode di nome ma non di fatto) avverte di essere in ritardo con le classiche scuse all'italiana "mi si è rotta la sveglia, non partiva la macchina" etc. la partenza slitta così alle 10. Ma roba che nemmeno Guido che deve lisciarsi i capelli accumula ritardi del genere.
A stasera per un resoconto dettagliato.
postato da: nippofilia alle ore 01:16 | Permalink | commenti
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martedì, 25 ottobre 2005
Intaanetto dekita! (traduzione letterale: ieri sera dopo lunghe tribolazioni ho raggiunto lo stato di cose per cui sono in grado di connettermi a Internet)

Con tre giorni di ritardo (imperdonabili per una ditta giapponese) ho finalmente anch'io la connessione Internet in dormitorio. Per chi volesse contattarmi il mio Skype name e' edoardo.g
Per il resto oggi lezione sui grafici giapponesi... nel senso di grafici statistici. Ancora ci domandiamo l'utilità della cosa, ma siamo fiduciosi del fatto che, pur inconsciamente, stiamo migliorando a dismisura la nostra capacità di lingua giapponese.

Prossimamente metterò online le nuove foto del monte Akagi, della festa universitaria di Kiryu (che abbiamo scoperto essere gemellata con Biella) e della solita vita quotidiana all'università.

Ciao.
postato da: nippofilia alle ore 06:18 | Permalink | commenti (1)
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